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Nato nelle marche ma romano di adozione, Paolo Fermi si è interessato sin da giovanissimo alla moda, lavorando nel settore dell'Hair Style (E' stato uno stilista di livello internazionale).
Dagli inizi degli anni novanta si è dedicato esclusivamente alla pittura e sin dalle prime opere ha dimostrato di possedere una sensibilità particolare, che si è tradotta nel corso degli anni in uno stile tutto suo.

La pittura è un destino, diceva Matisse.
Ma il destino può manifestarsi in innumerevoli modi, non sempre facilmente decifrabili.
A volte si manifesta in modo chiaro, folgorante, altre volte in modo più o meno oscuro, lentamente, per segni o segnali vari, non di rado casuali.
E’ in questo secondo modo che si è manifestato nel caso di Paolo Fermi, l’autore di quadri magistrali, che oggi può dire senza esitazione: pictor sum.
La sua biografia è disseminata di segnali.
A cinque o sei anni rivela una sorprendente abilità nel disegno.

Oggi il disegno non è più in auge. In gran parte delle forme d’arte che dominano il panorama italiano e internazionale il disegno non è indispensabile.

Ma un tempo era basilare.
Leonardo lo considerava una deità.
“I nostri maestri, prima di ogni altra cosa, ci insegnarono il disegno, arte divina, legge eterna che ogni artista deve seguire”, scriveva nel 1919 Giorgio de Chirico su Valori Plastici.
E nel 1947, nel Discorso contemporaneo: “Nulla è oggi negletto come il disegno. Sembra che gli attuali pittori altro non abbiano in mente che menare il pennello sulla tela. Bisogna disegnare come si dipinge e dipingere come si disegna. Il disegno, oltre alle sue regole, ha pure la sua tecnica, cioè i suoi segreti e i suoi modi di procedere, senza i quali non è possibile fare un bel disegno”.

Ma oggi gli artisti non seguono leggi, ne eterne ne temporanee.
Trionfa l’Io, il che vuol dire libertà totale.
Tranne eccezioni, ovviamente.
A cinque anni Paolo Fermi disegna un topo così perfetto, che si stenta a credere che sia opera della sua mano.
Alle elementari continua a disegnare sempre meglio.
Il destino – o il caso- interviene in suo favore indirettamente, per circostanze concomitanti.

I genitori hanno un laboratorio sartoriale, e il piccolo Paolo cresce fra le stoffe, i modelli, i vestiti maschili e femminili, i gessetti colorati, con i quali riempie fogli su fogli.
Il laboratorio familiare è per lui un apprendistato propedeutico alla pittura.
Superfluo ricordare il ruolo che le stoffe e l’abbigliamento hanno nella storia dell’arte, specialmente nei ritratti e nelle figure. Basta un solo esempio: gli abiti dei personaggi del Polittico di Perugia del Beato Angelico.
I futuristi avevano incluso nel loro repertorio espressivo la moda nelle sue varie forme. Balla dipingeva giacche e vestiti da uomo con cravatte a compenetrazioni iridescenti, cravatte triangolari, costumi per l’onomatopea.